Attenzione visitatore

Qui nessuno vi sottoporrà ad una tortura stile Arancia Meccanica.non siete obbligati a guardare e a leggere nulla.Comprendo che agli occhi di alcuni i temi trattati in questo sito potrebbero risultare offensivi;Se sei facilmente impressionabile sei pregato di non andare oltre con la lettura del mio Blog.se invece sei soltanto bigotto puoi anche andare a fanculo.per tutti gli altri:buona lettura.

Chi sono

Utente: PsychoNaif
Nome: B Naive
perverso.crudele. ipersensibile. egoista.egocetrico. simil-sovversivo. sessualmente ambiguo.stanco.eternamente innamorato e di conseguenza perennemente incazzato. geloso di tutto e di tutti.psicolabile. possessivo.pesante. leggero.sognante. stronzo.Giuda.martire e carnefice.inaspettatamente coraggioso.ridicolo.interessante. entusiasta. un Ragazzo come tanti che ha deciso di bruciare in mondovisione.raccontando la sua agonia per iscritto.senza più censure.senza più maschere.senza più vergogna

gocce di sangue altrui dentro le mie vene fucsia

utente anonimo in to die.to be really ...

ciò che è stato

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oggi
--- 2006 ---

Dove i miei occhi virtuali posano

e danzando nell'aria si dirigono versono di me e mi entrano nelle vene.le note di I don't like Mondays-Tori Amos

Personaggio del Mese

Carrie Bradshaw For President

Fatelo Morire Single

se sei mai stato/a sedotto/a ed abbandonato/a da un figlio di puttana questo è il sito giusto per farlo sapere al mondo.

Se doneraai con taanto amoor doona doona un pompo di cuoor

Sulla barca di Caronte

The Dante's Inferno Test has banished you to the Seventh Level of Hell!
Here is how you matched up against all the levels:
LevelScore
Purgatory (Repenting Believers)Low
Level 1 - Limbo (Virtuous Non-Believers)Very Low
Level 2 (Lustful)Moderate
Level 3 (Gluttonous)High
Level 4 (Prodigal and Avaricious)Moderate
Level 5 (Wrathful and Gloomy)Moderate
Level 6 - The City of Dis (Heretics)Very Low
Level 7 (Violent)Extreme
Level 8- the Malebolge (Fraudulent, Malicious, Panderers)Very High
Level 9 - Cocytus (Treacherous)Very High

Take the Dante's Inferno Hell Test

avvertenze [tanto per dare una lucidatina alla coscienza]

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Politically Uncensured

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ben *loading* esserini buffi si sono soffermati a leggere la mia vita
martedì, 01 agosto 2006

Hiding the tears in my eyes because boys don’t cry
 
È stato come viaggiare in treno verso la mia terra dopo decenni di esilio,incollare gli occhi a quei campi familiari ma stravolti dal tempo che con velocità crudele mi passavano davanti alle iridi.un voyeur che osserva il proprio passato nascosto dietro ad un vetro sperando di intravedervi anche il suo futuro,osservare con gli occhi inumiditi dai ricordi le proprie speranze ed i propri sogni.toccare con mano la terra che mi ha generato respirando l’aria che ha assistito ai miei primi gemiti.questo è stato per me rendermi conto dei miei gusti sessuali.Quella parte di me era sempre esistita.era sempre stata li.presente.palpabile.ma assolutamente ed inconsciamente inconfessabile.Ritrovarla è stato come ritrovare me stesso.Aprire una scatola chiusa da anni e piena di oggetti inutili ed affascinanti.Visitare in pieno giorno un luogo che avevo ammirato solo di notte scoprendone ogni imperfezione,ogni colore,ogni ombra.
È nella voglia di scoprirsi che ho visto per la prima volta gli occhi della libertà,lo ricordo come se fosse ieri,quello sguardo che mi fece comprendere in un solo istante che non solo nulla sarebbe andato male ma che tutto sarebbe andato bene.Ancora oggi,a due anni di distanza, riesco a sentire quella sensazione di gioia e di emancipazione che provai il giorno in cui ammisi di essere omosessuale.Le mie lacrime non furono quelle di un colpevole come spesso accade in questi casi ma quelle di un uomo felice.di un uomo che aveva smesso di nascondersi.

Questo merita di essere ricordato.per sempre.da me e da chi mi ama.mi ha amato e mi amerà.


postato da: PsychoNaif alle ore 22:39 | link | commenti (8)
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sabato, 22 luglio 2006

THE DAWN OF THE DEAD

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"allora domani parti"

"già"

"...parti"

"non fare quella voce ti prego"

"se n faccio questa voce mi metto a piangere quindi vedi tu cosa è meglio"

"ti amo da morire"

"io di più.sempre di più amore mio.senza di te non sono nulla"

eccolo qui:lo zombie.tre giorni che non dormo e che non mangio.trascinandomi tra nicotina e tè alla pesca da un locale all'altro.luci psichedeliche e cubetti di ghiaccio in serie.la musica che mi fa chiudere gli occhi ed i sorrisi di Ivan che me li fanno riaprire.sento il fumo scorrermi nelle vene e morfeo reclamare la mia attenzione.potrei cantarvi ognuna di quelle canzoni oscene che mettono alla radio perchè in 72 ore le avrò ascoltate tutte almeno quattro volte.la testa sembra volermi esplodere ed i polmoni mi chiedono pietà.domani partirò per la Sardegna con i miei migliori amici e sinceramente n ho idea delle condizioni in cui trascinerò il mio culo sul battello.occhi cerchiati di nero che farebbero concorrenza al più maculato dei panda ed un sorriso ebete che non vuole andarsene dalla mia faccia.Ho l'aspetto del  tossico doc insomma.se mi vedesse Christiane F probabilmente penserebbe che le sto facendo concorrenza.Ed il bello è che questa immagine da Noi ragazzi dello zoo di Berlino non è dovuta all'uso di chissà quale bizzarra sostanza stupefacente;ma dal sonno che da una decina di ore ha anche rinunciato a comparire.Mi ritrovo talmente stanco da non riuscire neppure a chiudere gli occhi.dormire.sognare.svegliarmi.sarebbe troppo faticoso ora.

Ho il suo profumo su tutti i vestiti.sulla pelle e sulla lingua.ogni qual volta sto per addormentarmi inizio ad annusarmi la maglietta e mi viene in mente lui.tutto il tempo in cui l'ho aspettato ed il giorno in cui è arrivato:non c'è proprio un cazzo da fare...l'amore rende idioti ed insopportabilmente monotematici.

Ho preparato 4 valige per 12 giorni di vacanza.sono troppo fuso per fare una selezione delle cose da portare e di quelle da lasciare a Roma così ho praticamente svuotato i cassetti nei trolley ritrovando roba che n mettevo da anni [come ad esempio un orrenda maglietta di Romero con disegnata su la faccia di uno zombie...trash fino al midollo O_O credo che la metterò domani sera tanto per passare inosservato!].mi sto rendendo conto che il mio cervello perde colpi e deseleziona i ricordi piu recenti.tant'è che n ricordo piu nemmeno quando ho chiuso queste valige °_° forse dovrei iniziare a preoccuparmi.o forse dovrei solo farmi un altra canna e smetterla di pensare sperando di riuscire a farmi una dormita entro breve.

vado a vestirmi.che tra meno di un ora devo stare fuori casa nuovamente.passate delle buone vacanze splinderholic.

bacini rock&roll

Brian.


postato da: PsychoNaif alle ore 23:14 | link | commenti (4)
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venerdì, 21 luglio 2006

don't hate me coz i'm beautiful

odio la logorrea.specialmente di mattina.specialmentissimamente se per arrivare alle mie orecchie mi toglie le cuffie e mi colpisce con discorsi idioti su zanzare e su aspirapolveri.è così difficile da capire che prima delle dieci io non so nemmeno chi sono?che voglio starmene per i cazzi miei ad ascoltare i Radiohead e a pregare Morfeo di uscirmi dagli occhi?PorcaMignotta ma che cazzo vuoi che me ne freghi,specialmente alle otto e venticinque del fatto che sei stata massacrata dalle zanzare?ma soprattutto per quale motivo sei a casa mia prima ancora che io mi svegli?Detesto l'invadenza.Porca di quella Puttana Rancida ma non potevi chiamarmi prima di presentarti davanti alla mia porta di casa?e come cazzo fai di cognome?la testa mi scoppia.la sento riempirsi di schegge di vetro che si andranno a conficcare su chiunque mi starà vicino nel momento della fatidica esplosione.Prevedo una storia senza lieto fine.io che uccido la mia vicina di casa con un gaspacho avvelenato [Almodovar rulz] prima di accasciarmi a terra.esausto.e morire di soddisfazione e stanchezza.

anche il mio cane lo sa:prima di una certa ora per me non esistono discorsi.non esistono storie.non esistono favole.Prima che l'orologio segni almeno le dieci,se non sono obbligato a svegliarmi prima,per me Biancaneve era una pervertita,Cenerentola una colf feticista,La bella addormentata una puttana narcolettica,Peter Pan un pedofilo,Mulan una lesbica e la madre di Bambi era una zoccola e si meritava di morire...per scorgere un po di ottimismo e per far si che tutto abbia un ipotetico quanto utopistico lieto fine.Bisogna solo attendere con pazienza che il sole sorga anche per me.

p.s:Qualcuno di voi è interessato al fatto che la signora N. stanotte si è svegliata nove volte perchè sentiva le zanzare planarle sul corpo e che stamattina si è svegliata completaaameeente piena di bolle?O magari vi fara piacere sapere che ha comprato l'aspirapolvere nuovo e che non l'ha nemmeno pagato tanto! -_- VECCHIA BALDRACCA.


postato da: PsychoNaif alle ore 13:04 | link | commenti (4)
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giovedì, 20 luglio 2006

Volvér

Irene, Raimunda e Sole, Paula. Tre generazioni di donne in una famiglia in cui gli uomini non esistono. Perché ammazzati, perché colpevoli. Tre generazioni che devono 'tornare' a parlarsi, a comprendersi, ad amarsi, per riannodare i fili di una trapunta con troppe falle.
Sta qui il senso dei molteplici 'ritorni' di Almodovar: alle donne, alla celebrazione della figura materna, al paese natio troppo presto abbandonato per diventare, come lui dice, un'impenitente cittadino. Nessuna patinata nostalgia, nessun rifugiarsi nel passato, però. Il tornare di Almodovar è guizzante, profuma di vita e non di naftalina. Ricomporre il puzzle familiare è la base per protendersi verso il futuro, per continuare a resistere, a sopravvivere.

Si accenna un riso, si inumidisce l'occhio, ma l'emozione piena non sgorga, resta incagliata nell'incanto audiovisivo di un film tanto apparentemente semplice quanto misterioso, inafferrabile. I sentimenti sono come trattenuti, nell'ultimo grande film di Pedro Almodovar, composti in uno stile mai così preciso, sobrio, attaccato alle attrici (letteralmente stupefacenti) eppure capace di raccontare luoghi e odori, del pueblo battuto dal vento caldo e soffocante che racconta di una Spagna antica ma non morta, dei quartieri multirazziali di Madrid dove domina la solidarietà e l'arte dell'arrangiarsi.
Come un equilibrista sul filo, Almodovar mescola vivi e morti, superstizione paesana e concretezza metropolitana, riflessione metafisica e gusto dell'osservazione 'immediata',senza mai eccedere o dare segni di sbandamento, calando i vorticosi eventi in una quotidianità pacata e avvolgente. Il materiale (incesti, uxoricidi, parricidi, presenze ultraterrene) sarebbe da melodramma acceso, ma il cotè altamente drammatico rimane fuori campo. Nell'inquadratura di Almodovar sopravvive invece un disperato bisogno di affetto e di confronto reciproco, un generoso senso dell'esserci per l'altro che pur duramente messo alla prova non è mai sopito.
Presentato da lui stesso come un incrocio tra "Il romanzo di Mildred" e "Arsenico e vecchi merletti", il film più intimo e privato di Almodovar è anche quello in cui il regista di Calzada de Calatrava abbraccia pienamente e senza indugi l'amatissimo cinema classico hollywoodiano, restituendone sullo schermo la limpidezza dello stile e la vocazione assoluta a comunicare con lo spettatore. Le donne scolpite da Pedro in "Volver" sono individui e archetipi, sono carne e sangue, qui davanti a noi, ma hanno il carisma e la consistenza mitica delle eroine classiche. Forse un miracolo, di questi tempi.

Quando l'arte è fatta di celluloide


postato da: PsychoNaif alle ore 18:07 | link | commenti (1)
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Ognuno è ciò che ama

Adoro l’azzurro,starmene a letto quando piove,svegliarmi di soprassalto convinto di essere in ritardo poi rendermi conto che è domenica e tornare a poltrire con un sorriso ebete sul volto,mi piace l’odore del mio cane quando gli piove addosso,mi piacciono le persone che mi toccano i capelli,quelle che si mangiano le unghie,mi piacciono i film di Almodovar e quelli di Tim Burton,adoro la voce di Nico e quella di Morrisey,mi piace quando,ad un passo dal diventare blu,il cielo si tinge di viola,mi piace chi mi bacia accarezzandomi la guancia,mi piace fare l’amore ad occhi aperti,mi piace guardare le finestre con la luce accesa mentre viaggio in macchina e fantasticare su cosa stia accadendo dietro a quei vetri,amo la cioccolata calda e la pizza rossa,adoro il vino rosso e le camel light,mi piace mettermi le cuffie,chiudere la porta e farmi rapire dalla musica,mi piace chi mi chiama fratello e chi piange abbracciandomi,mi piace avere le lacrime agli occhi dal troppo ridere e mi piacciono i colori pastello,mi piacciono le dimostrazioni d’affetto e adoro il suono delle campane,mi piace starmene sdraiato su un prato cercando di dare una forma alle nuvole,amo chi vede i connotati sulla faccia della luna e lo dice,chi si commuove davanti ad un film o leggendo un libro,amo il mio ragazzo e come il suo naso si riempia di piccolissime lentiggini quando prende il sole,adoro la sua r e la sua s,mi piacciono le sue mani specie se sono legate alle mie,mi piace il fatto che profumi sempre ed in maniera giusta,lo amo quando non si ricorda una parola in italiano e la dice in spagnolo,adoro la Barcellona che l’ha visto nascere e che me l’ha regalato,mi piace guardarlo dormire e farmi svegliare da lui,mi piace baciargli la piccola cicatrice che ha sul fianco destro e guardarlo mentre mi dice che mi ama,adoro il suono della parola noi,le labbra di Diletta e la risata di Emanuele,mi piace sapere che i miei due migliori amici si amano e che in parte se si sono conosciuti è merito mio,amo il fatto che Micaela sia piena di interessi e che quando balla diventa luminosa,mi piace il fatto che nessuno dei miei amici più stretti si sia mai fatto problemi sui miei gusti sessuali,adoro quando Sara dice che siamo fratelli e amo ancora di più sapere che è vero,adoro l’adrenalina,quel sentimento sublime che precede un esame o un primo appuntamento,mi piace iniziare un libro schiarendomi la voce,mi piace l’atmosfera che c’è in un aeroporto perché è un concentrato di tutte le emozioni umane:c’è chi non vede l’ora di partire,c’è la gioia per una vacanza imminente e c’è lo sconforto ed il dolore di chi vede la persona amata andarsene,c’è chi arriva e c’è chi va,c’è chi è depresso perché il suo viaggio è già finito e chi invece vede questa cosa come una liberazione,c’è la rabbia per un ritardo e l’euforia per essere riusciti a trovare un po’ di tempo per visitare posti nuovi,mi piace il tè alla pesca ed il gelato alla nutella,mi piace mettere il preservativo ad Ivan,amo la cultura giapponese e la sua capacità di infondere calma,mi piace vedere mia cugina allattare sua figlia e mi piace il fatto che da quando è diventata madre sembra più giovane e più felice,mi piacciono i bambini che stringono le mani ai genitori e che li guardano con occhi sognanti,mi piace il caffè e mi piace il colore delle piscine,mi piace il ricordo che ho di mio nonno ed il fatto che se n’è andato troppo presto per essere deluso da me,mi piace la casa di mia nonna perché sembra piena di storie,mi piace trovare vecchie foto e scattarne di nuove,mi piace sapere che sono come sono e che non smetterò mai di provare a migliorarmi.

Odio avere la barba eccessivamente lunga,odio chi puzza di sudore,detesto chi dice “non ho voglia di litigare” per uscire pulito da una discussione  senza che abbia fatto nulla per evitare quel litigio,odio chi prova vergogna e chi invece non ne prova neanche un po’,mi fanno incazzare le persone troppo sicure di se e quelle prive di idee,non mi piace essere svegliato da due persone che parlano ad alta voce,odio la sensazione di pesantezza che segue un pisolino pomeridiano,detesto avere il mal di pancia e chi  inizia una conversazione prima delle nove di mattina,detesto le parole “forfait” e “orsù”,non mi piacciono le persone che si mettono le dita nel naso mentre sono ferme al semaforo e quelle che parlano al telefono al cinema,odio aspettare e,di conseguenza,i ritardatari,Non mi piacciono le persone insofferenti e quelle che si incazzano senza motivo,odio chi manda a puttane i progetti e chi non fa che parlare dei suoi problemi senza nemmeno chiedere se sei interessato ad ascoltarli,potrei vomitare davanti ad una sacher o alla frutta cotta,odio le perversioni forzate e che pensa che la libertà personale sia strettamente legata alla filosofia del “faccio-quello-che-cazzo-mi-pare-se-non-ti-va-bene-fanculo”,odio chi si ghettizza e chi discrimina,detesto il suono del campanello di casa quando ho da fare,non mi piacciono le suonerie dei telefonini che imitano canzoni famose,detesto la televisione ed il suo essere così palesemente imbecille e grottesca,odio le persone volgari e chi ostenta la propria sessualità (a prescindere da quale questa sessualità sia),potrei uccidere chi non si rende conto della propria ignoranza ed è convinto di essere un genio,odio i brufoli e chi non li uccide sul nascere,detesto la totale mancanza di ironia e di autoironia,odio con tutto me stesso rimanere senza sigarette o trovare qualcosa che desideravo da tempo e non avere i soldi per comprarmela,Mi fa saltare i nervi trovare un telefono occupato e,quando si libera,vedere che non risponde nessuno,non mi piace il naso alla francese e le persone abbronzate d’inverno,odio chi associa al Giappone solo i manga senza rendersi conto della sua meravigliosa storia e detesto chi non capisce la poesia che si nasconde nella lingua spagnola,odio i sessisti,i maschilisti,le femministe e le persone che fanno di un ideologia razzista una religione,odio lo sfoggio,gli esaltati,il calcio e chi parla toccandosi il pene,detesto chi del sesso vede solo il lato animalesco ma odio anche chi non si rende conto che nel sesso c’è anche quello,non sopporto quelli che si vestono,si comportano e parlano come se fossero nati in un ghetto americano solo perché la musica black ed hip hop va di moda senza rendersi conto che la vita in quei luoghi è molto più dura di quanto non racconti un qualsiasi coglione arricchito ed ingioiellato su mtv,odio le ragazzine finto-alternative che si dichiarano punk solo perché indossano una cravatta sopra alla t-shirt,e detesto ancora di più quelli che si dichiarano “cattivi” o “bastardi”,mi infastidisce il ricordo della mia prima esperienza omosessuale perché mi ricorda la mia stupidità e l’idiozia del mio primo ragazzo,odio chi fa l’amore in silenzio e chi trova noioso un pezzo strumentale solo perché non ci sono le parole,detesto chi prende posizioni a priori e chi invece non si schiera mai.

Ecco.questo è a grandi linee ciò che mi piace e ciò che,al contrario,non sopporto.Per quanto possa sembrare azzardato credo di aver scritto molto più di me in queste due pagine di quanto non avrei potuto fare con un intero libro di descrizioni dettagliate;infondo,mi hanno sempre detto,che ognuno è ciò che ama.


postato da: PsychoNaif alle ore 13:04 | link | commenti (4)
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sabato, 01 aprile 2006

La superficie Liscia delle cose

di PsychoNaif

spulciando alcuni dati word ho ritrovato questo racconto.ricordo di averlo scritto in piena crisi emotiva.l'ho riletto tutto d'un fiato.ho pianto fino a sentire gli occhi sciogliersi.poi.asciugandomi le guance con i polsi mi sono sentito sereno.Oggi ad un anno da quando ho finito di scrivere questa storia ho scoperto di saper scrivere.non perchè sia un genio.ma perchè sono stato in grado di trascrivere il battito del mio cuore con precisione maniacale su di un computer.

Tutti i desideri che cerchiamo di soffocare, covano nel nostro spirito avvelenandolo. Il solo mezzo per liberarsi della tentazione è cederle
        Oscar Wilde

 

 

  Immature love says, "I love you because I need you."
Mature love says, "I need you because I love you."
Erich Fromm

 

 

 

 Les enfants qui s'aiment s'embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s'aiment
Ne sont là pour personne

 Jacques Prévert

 

 

 

 

 

   1.

 

 

Scesi le scale di corsa lasciando che i capelli mi accarezzassero il viso.il cuore sembrò voler danzare con le mie corde vocali.gli occhi gonfi di kajal dicevano più di quanto le mie labbra non avrebbero mai potuto fare.ero innamorata.saltai gli ultimi tre gradini e con un gesto frettoloso mi sistemai il vestito azzurro cielo fino a sotto le ginocchia.respirai profondamente e mi accorsi di aver trattenuto il fiato per un secolo.spinsi il tasto bianco alla destra del portone e mi fiondai fuori.lui era lì.il sole gli colorava il viso di giallo.mi baciò sotto ai narcisi e mi chiese se stavo bene.sorrisi e gli dissi che mi era mancato.due settimane lontani.due settimane di lacrime puerili.quindici giorni in cui ogni cosa mi ricordava lui.in cui mi addormentavo con la speranza di svegliarmi quando il suo aereo fosse tornato.ed ora ce l’avevo davanti.non era mai stato così bello.le sue labbra erano rosa ed i suoi occhi blu.aveva le mani di chi non sapeva aspettare.e le spalle di chi mi aveva pensata.è buffo come l’amore ti faccia vedere segnali ovunque.lo baciai nuovamente.la sua lingua accarezzò la mia.sapeva di felicità.sentii il veleno di quei giorni trasformarsi in zucchero.mi fece segno di salire in macchina ed io portandomi una ciocca di capelli dietro all’orecchio lo accontentai.disse che aveva voglia d mangiare cinese.non mi chiese nulla e partì. Roma era illuminata da una luce innaturale.faceva caldo ma ogni tanto l’aria si riempiva di ghiaccio.mentre mi raccontava quello che aveva fatto in viaggio io annuivo pensando a quanto sarei voluta partire con lui.gli confessai che non ce la facevo più ad aspettare e che la sua assenza mi aveva fatto stare malissimo.i suoi occhi diventarono più scuri.passò una mano sulla mia testa e mi disse “ti amo”.sentii gli occhi inumidirsi mentre risposi “anche io amore mio.anche io”

 

 

Questa volta è per sempre continuavo a ripetermi.come può essere altrimenti?mi ama.l’ha detto.mi ama.non pensai neanche per un istante che i miei diciannove anni fossero un terreno fertile per le delusioni d’amore.non esistevano altre possibilità per me.lui era l’unica strada per la felicità.

 

 

Quando entrammo a ristorante un insopportabile odore di involtini primavera ci venne incontro.lui annusò l’aria e sorridendo fece una smorfia di puro godimento.possibile che io non gli avessi mai detto che odiavo la cucina cinese?risposi con un sorriso forzato.

 

 

Ci sedemmo ed ordinammo.lui mi prese la mano e disse che mi doveva parlare.io sorrisi.disse che aveva fatto qualcosa che mi doveva raccontare.i suoi occhi smisero di brillare.divennero neri.mi sentii morire.disse che due settimane erano tante e bla bla bla. Mi parlò di un'altra donna.di un bacio davanti al big ben.di una notte di sesso.mi disse che non sarebbe potuto andare avanti senza dirmelo.sprofondai.il cameriere arrivò con le nuvolette di drago e con quelle salse orripilanti.volevo ucciderlo.ucciderli entrambi.le lacrime mi si arrampicarono in gola.lo zucchero si trasformò nuovamente in veleno.provai a dire qualcosa ma non riuscii a parlare.mi alzai di scatto facendo cadere un bicchiere e me ne andai di corsa.lui non mi seguì.mentre correvo verso la fermata dell’autobus sentivo il trucco sporcarmi le guance.avevo tutto l’odio del mondo in corpo.si lo odiavo ma odiavo ancora di più me stessa.come ero potuta essere così idiota?era un coglione lo è sempre stato.ma allora perché lo amavo così tanto?non riuscivo a pensare a nulla che non lo riguardasse.piangevo singhiozzando.mi tremavano le mani e le gambe.ogni tanto mi voltavo sperando di trovarlo dietro di me.con l’affanno ed un espressione pentita sul viso.ma non mi seguì.l’autò passò ed io lo presi.durante tutto il viaggio pensai a come avrei potuto perdonarlo.a cosa mi avrebbe fatto dimenticare quell’episodio.ma ogni volta che pensavo di aver trovato una soluzione l’immagine delle sue mani che percorrevano il corpo di un'altra donna.delle sue labbra premute su quelle di qualcun’altra.del suo sesso tra le gambe di una puttana. mi tagliava l’anima.sarei potuta morire in quel preciso istante.perché non c’era nulla per cui valesse la pena vivere in tutto quello che mi circondava.vaffanculo fottuto stronzo.vaffanculo.vaffanculo vaffanculo.vaffanculo.come si può essere così bastardi?come hai potuto permettere che i tuoi istinti calpestassero il mio cuore?perché non riesco a non desiderarti?perché ho ancora voglia di te?ripensai al suo bacio.ricordai il sapore della sua lingua.all’improvviso non mi sembrò più il gusto della felicità.sapeva di rimorso.di sofferenza.di sangue.di arsenico.di rabbia.

 

 

Quando scesi dall’autobus il mio cellulare squillò.era lui.gli dissi che era finita.gli dissi che per quanto mi riguardava poteva anche morire.lo dissi piangendo.gridando.riagganciai morendo e camminai verso casa.Arrivai davanti al portone e vidi i narcisi.ebbi la tentazione di richiamarlo.ma resistetti.mi dissi che era tempo di guardare avanti.di dimenticare.ma non mi diedi retta.

 

 

 

 

 

Mi vidi riflessa sul vetro del portone. sotto a quei fiori.i capelli biondi sul viso.piccola ed indifesa. fiumi neri sulle guance.mi detestai.

 

 

2.

 

 

ventisei giorni da quel giorno al ristorante cinese.poco meno di un mese passato coccolandomi nel buio della mia solitudine.l’autocommiserazione era diventata il mio vestito preferito.strappavo le sue foto solo per sentirmi peggio quando le ricomponevo.avevo l’aspetto di una barbona. Evitavo con attenzione maniacale tutti gli specchi di casa con la paura di vedervi riflessa Glenn Close in attrazione fatale.guardavo quel film in continuazione.provavo affetto per quel personaggio.mi faceva pena e rabbia nello stesso tempo.il più delle volte piangevo pensando che sarei potuta diventare così.avevo sempre temuto quel tipo di passione che ora mi rendeva schiava.spesso cercavo di convincermi a reagire.ma l’idea di tornare a vivere era troppo dolorosa.mia madre mi parlava ogni giorno.e sistematicamente fingevo di ascoltarla.non saprei dirvi cosa mi dicesse.i suoi occhi erano più tristi dei miei.il suo sorriso non aveva nulla di sereno.aveva paura per me.paura di me.

 

 

Ogni alba era lui ed ogni tramonto ero io.mi addormentavo pensando che il giorno dopo avrebbe chiamato.e mi svegliavo sapendo che non sarebbe stato così.è mai possibile che un amore possa graffiare l’anima di un essere umano così a fondo da diventare l’unica sua ragione di vita?è possibile che un sentimento abbia la capacità di cancellare tutto il resto?

 

 

Il mio cuore era diventato di vetro.ed avevo paura che si rompesse.Un giorno provai a raccontare alla mia migliore amica quello che mi passava per la testa.le dissi che avevo voglia di stringere tutto quello che mi ricordava lui e morire.essere sepolta come una regina egizia.insieme a tutto quello che di più prezioso avevo avuto in vita.le sue mani.la sua voce.la parola noi.lei mi disse che dovevo dimenticarlo.gran bel consiglio del cazzo.e cambiò discorso.

 

 

Quel giorno compresi che nessuno mi avrebbe aiutata a sorridere nuovamente.Iniziai ad odiarmi ancora di più perché mi convinsi che il vuoto pneumatico che sentivo intorno era il risultato di qualche mio errore.dissi a me stessa che tutto l’affetto che credevo di ricevere era sintetico.che potevo farne benissimo a meno.mi sedetti ai piedi del mio letto.mi portai le ginocchia al petto e le abbracciai.

 

 

 

 

 

Dopo sei ore mi alzai da terra.mi diressi verso il bagno e,senza mai distogliere lo sguardo dal suolo, dissi a me stessa che era l’ora di punirmi.caddi in ginocchio sulle mattonelle verde acqua.il gelo mi recise le gambe.allungai il collo fino a sopra la tazza.aprii la bocca e vi ficcai due dita sperando di vedervi uscire l’anima.

 

 

3.

 

 

Quella notte mi svegliai di colpo.gli occhi si spalancarono avvolti dall’oscurità della mia stanza.Ebbi la sensazione che dopo tanto tempo qualcosa si stesse svegliando in me.non riuscivo a capire cosa ma ero sicura che stava succedendo qualcosa.sotto alle lenzuola bianche sentii nascere pensieri rossi.mi venne alla mente la nostra prima volta.le sue mani premute sul mio stomaco e sulle mie reni.feci scivolare una mano sotto all’ombellico e lasciai affondare un dito nel piacere.Rividi i nostri corpi.uno sopra all’altro.piedi che si contorcevano disegnando cerchi nell’aria.ecco l’estasi che precede il pentimento pensai.sentii la sua lingua sui miei timpani.mi morsi le labbra e assaporai il gusto del suo sudore.corpo nel corpo.mi persi tra le sue braccia.lo lasciai entrare tra le mie gambe.il suo profumo era ovunque.giaceva su quelle coperte.sul mio cuscino.dormiva sul mio collo.danzava tra le mie dita.e tra i miei capelli.piegai la testa indietro mentre gocce di lascivia iniziarono a bagnarmi la fronte.il respiro si fece più denso.era con me.mi afferrò i fianchi e mi spinse contro il suo petto.la mia schiena si inarcò.le mie dita accelerarono.non avevo più nulla di innocente.ero cattiva.una puttana.sentivo la lussuria volermi scivolare via dal corpo.la trattenni.il suo viso era davanti al mio.i capelli gli andavano davanti agli occhi mentre mi guardava ansimando.sentii la violenza di un amplesso mista alla dolcezza di un amore.ero prigioniera dei miei istinti.rapita dalla voglia di lui.morsi i lembi del cuscino fino a sentire la saliva soffocarmi.lasciai perdere.le mie mani erano così diverse dalle sue.due dita come oggetto di piacere.due dita erano il mio uomo.la mia fonte di piacere.Ogni mio capriccio veniva soddisfatto dal potere dell’immaginazione.Era su di me.in me.osservavo le vene del suo collo gonfiarsi.le sue spalle farsi sempre più grandi.la sua voce penetrarmi.la sentivo scivolare nella mia bocca e toccarmi l’anima.il corpo è l’altare.le mani sono il libro.usa le tue labbra per pregare.i sensi si amplificarono fino a farmi esplodere.chiusi gli occhi e aspettai di cadere in una spirale di perversione.la sua lingua era ovunque.il profumo del suo sesso mi accarezzava il naso.lo vidi venire baciandomi.sorrisi.poi attesi senza mai fermarmi.lo immaginai dirmi ti amo.desiderai di rispondergli ti odio.e venni travolta da un uragano.il piacere mi aveva trovata.

 

 

Spalancai nuovamente gli occhi e capii di essere sola.mi rannicchiai come un feto nella pancia della mamma e piansi.provai ad abbracciarmi ma ero troppo debole per muovermi.avevo ancora il corpo bagnato dal suo ricordo.my heart is black and my body is blue.le lacrime si mischiarono al sudore quella notte.ed il sudore si mescolò al rimorso.il cuore mi stava esplodendo nel petto.

 

 

 

 

 

singhiozzai così rabbiosamente da svegliare mia madre che terrorizzata entrò nella mia camera e mi abbracciò.mi posò le labbra sulla fronte con una delicatezza che non credevo avesse.quasi temesse di farmi male.”va tutto bene tesoro.è stato solo un incubo” mi disse.”vorrei tanto fosse così” risposi.

4.

 

 

Il giorno che capii di amarlo ero seduta ai piedi di un albero a villa Pamphili.lui stava parlando al telefono davanti a me.aveva un tono incazzato ma ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano il suo viso si distendeva e mi faceva un sorriso.saranno stati si e no due mesi che uscivamo insieme.quando smise di telefonare si avvicinò a me e mi diede un bacio poi mi fece segno di seguirlo.lo accontentai sospettosa.mi portò davanti ad un laghetto e mi disse che in quello stesso luogo,quando aveva la mia età,lui si fermava ore ed ore a pensare.in silenzio.in quei momenti confessò di esser stato felice come non mai.solo e sereno.perché non aveva bisogno di dire o fare nulla per sentirsi a suo agio.all’improvviso si ammutolì.mi strinse a se e mi disse che con me si sentiva in quello stesso modo.diceva di poter essere se stesso.senza remore.senza copioni.sorrise e si avvicinò come per darmi un bacio.ma non lo fece.la sua testa scivolò affianco alla mia e si posò sulle mie spalle.era così tenero.così innocente.ed io non mi ero mai sentita così importante. restammo abbracciati per un secolo.il sole tramontò e sorse un miliardo di volte dietro ai nostri corpi che si stringevano con poderosa premura.e fu in quell’abbraccio che sentii una parte del mio cuore saltare dal mio petto al suo.compresi di amarlo.e di desiderare che quell’istante si prolungasse per tutta l’eternità.

 

 

Strinsi la sua mano per tutto il tempo del ritorno.in macchina non gli staccai mai gli occhi di dosso.sembravo una bambina davanti ad una vetrina di dolci.se mi fossi impegnata sono sicura che sarei riuscita a vedere il mio fiato appannargli il viso.quando ci salutammo ero felice come non ricordo di esserlo stata mai più.per le scale cantavo lovefool dei Cardigans a squarciagola dondolando la testa come una cretina.Incontrai la strega del secondo piano di ritorno dopo una mattinata di spesa.mi guardò sospettosa ed entrò in casa.la cosa mi divertì.finsi di averle sorriso.e continuai a galleggiare nella mia incontenibile gioia.

 

 

 

 

 

Love me love me say that you love me.

 

 

Fool me fool me go on and fool me

 

 

 

 

 

Qualche giorno dopo la fine della nostra storia d’amore inciampai nel testo di quella canzone e mi accorsi che parlava di una ragazza che chiedeva al suo uomo.sempre più distante.di far finta di essere ancora innamorato di lei.gli diceva di prenderla in giro.di mentirle.ma di rimanerle vicino.perché non sarebbe riuscita a vedere nessun altro al suo fianco al di fuori di lui.

 

 

bizzarro no?Anche nel giorno più felice del mio amore qualcosa in me parlava di sofferenza con le stesse parole che avrebbero abitato la mia testa di lì a trentadue mesi.

 

 

 

 

 

So I cried, and I begged for you to
Love me love me
say that you love me
leave me leave me
just say that you need me
I can't care about anything but you

 

 

5.

 

 

Era quasi un mese e mezzo che me ne stavo rintanata in casa.in quell’autoesilio così doloroso ma che mi faceva sentire protetta come non mai quando ricevetti la telefonata di Sara, una mia vecchia compagna di scuola.avevo appena fatto incontrare le mie dita con la mia gola e come ogni volta mi sentivo tremendamente appagata e serena.mi disse che aveva voglia di rivedermi.aveva una voce calda e spensierata.riuscii a farmi ridere ricordando qualche cazzata fatta insieme ed accettai di incontrarla quello stesso pomeriggio davanti al portone del Visconti.appena riagganciai iniziai a sentirmi agitata.ero davvero pronta per tornare a vivere?ne avevo voglia?corsi in bagno e mi misi davanti allo specchio.ero diventata uno scarabocchio.un insieme di linee indefinite e disarmoniche.mi pettinai con grande cura.mi lavai il viso e mi truccai.un po’ di matita nera intorno agli occhi e del lucidalabbra.ero ridicola.la gente mi avrebbe deriso se solo avessi messo il naso fuori da casa.provai a richiamare Sara per disdire ma aveva il telefono spento.cazzo.mi sedetti sul letto.il corpo nudo ed il viso mascherato.respirai profondamente cercando di capire cosa dovevo fare.dopo quasi un ora decisi di andare all’appuntamento.mi misi un paio di jeans ed una maglietta a righe rosa e nere.indossai le mie all star nero morte e legandomi i capelli con un nastro dello stesso colore uscii di casa.i narcisi non c’erano più.il sole era coperto da una palla d’ ovatta ghiacciata ed io mi sentivo terribilmente fuori luogo.mi sembrò di aver dormito per una vita intera.avevo sulle palpebre la pesantezza di chi è appena stato strappato dalle braccia di Morfeo.mi incamminai verso il luogo dell’appuntamento con passo lento ed indeciso.cercando di evitare gli sguardi di chiunque mi si presentasse davanti.avevo paura di incontrarlo.di vedere i luoghi che avevano fatto da sfondo al nostro rapporto.all’improvviso iniziai a respirare come chi aveva appena corso dal paradiso all’inferno.le gambe mi chiesero di fermarmi.il cuore accelerò.attorno a me tutto divenne sfocato ed iniziò a girare.stavo morendo?mi accasciai a terra.nel bel mezzo di via del corso.la gente mi scavalcava con altezzosa indifferenza.qualche bambino mi indicò stupito ma nessuno si fermò ad aiutarmi.le lacrime iniziarono a bagnarmi il viso.non riuscivo più a controllare il mio corpo.non riuscivo più a parlare.tutto si fece nero.come le mie scarpe.come l’elastico che mi teneva fermi i capelli.come la matita sui miei occhi.come il mio cuore.

 

 

 

 

 

Mi svegliai sdraiata sul  lettino d’un ospedale.un infermiera mi disse che avevo avuto un attacco di panico.che una signora mi aveva portato lì dopo avermi trovato per strada.priva di sensi.le dissi che pensavo di essere morta.lei sorrise e mi disse che di questo non dovevo preoccuparmi.che ero sana come un pesce.dovevo solo smetterla di agitarmi .io fissai le lenzuola di poliestere che mi graffiavano le mani ed annui tristemente.lei mi toccò una spalla e mi chiese con tono ironico “che c’è?non sei contenta di esserti sbagliata?”.la guardai dritta negli occhi e dopo aver preso fiato risposi con sguardo cattivo ed una voce arrogante: “No”

 

 

6.

 

 

Tornai a casa lentamente.avrei corso se solo avessi avuto le forze di farlo.avevo venti gocce di calmante nello stomaco che mi stavano facendo desiderare il letto.salii le scale quasi in ginocchio.aprii la porta.salutai mia madre e mi diressi verso la mia stanza.mi accorsi che il cellulare si era scaricato.lo misi in carica ma non lo accesi.posai la testa sul cuscino e mi addormentai sbagliando strada.non raggiunsi la dimensione onirica.rimasi intrappolata tra la veglia ed il sonno per otto ore.quando mi svegliai ero più stanca di prima.inserii un cd dei subsonica nello stereo ed accesi il telefonino.Sara aveva provato a chiamarmi dodici volte.”merda”.pensai.”sarà incazzata forte”.mi promisi di richiamarla non appena sarei stata in grado di spiegarmi in maniera decente.mi sedetti davanti alla scrivania e gettai la testa tra le mie braccia conserte.una frase uscii dallo stereo con veemenza inaudita:

 

 

 

 

 

Ti cerco perché sei la disfunzione,La macchia sporca, la mia distrazione,La superficie liscia delle cose, La pace armata, la mia ostinazione.

 

 

 

 

 

iniziai a pensare.lui per me era esattamente questo.era la tranquillità.l’abitudine che mi rendeva sicura.sicura di non dover cercare nient’altro.di aver trovato il mio equilibrio.non esistevano superfici ruvide.o porose.non esistevano difetti.tutto era perfetto.io ero perfetta.lui era incredibilmente perfetto.eravamo la superficie liscia delle cose.si.eravamo l’assenza di imperfezioni in una valle di irregolarità. sotto al nostro amore levigato dal tempo e da una dolce consuetudine nessun polpastrello si sarebbe potuto ferire.ogni male sarebbe scivolato via senza trovare appiglio alcuno.o almeno così credevo.Quando la canzone finì mi decisi a chiamare Sara. Indugiai un po’ prima di attivare la chiamata.provai a prepararmi ad una voce dura.a dei rimproveri.preparai tre o quattro alibi a delle probabili accuse.ma li dimenticai all’istante.il telefono squillò ed io mi lanciai a testa in giu sul lettone di mia madre.

 

 

 

 

 

“pronto!”rispose con tono irritato

“ehm…ciao…”dissi tirando fuori la testa dal piumone color crema

“che cazzo di fine hai fatto?ti ho aspettato per un ora e mezza! Avresti potuto avvertirmi in qualche modo che non saresti venuta”

“si.hai ragione ma vedi.ho avuto un problema mi hanno portata al San Camillo.ed il cellulare mi si è scaricato.appena ho potuto ti ho chiamato.ti prego non essere incazzata.è già un periodo di merda per conto suo.non ho bisogno di rimproveri..”

“all’ospedale?che hai combinato?”la sua voce tornò calda ma si macchiò di preoccupazione

“ho avuto un attacco di panico”sussurrai.sentii le guance tingersi di rosso.

“stasera vengo a casa tua.così finalmente ci rivediamo e mi racconti tutto.ora devo entrare in aula.cerca di stare bene fino a che non passo da te ok?”disse mascherando lo stupore cn un po di ironia.

“ci proverò.a dopo”risposi sorridendo.

Ed attaccai.

7.

 

 

Quando suonò il campanello erano più o meno le sette di sera.mi sistemai la maglietta ed aprii la porta.non chiesi nemmeno chi fosse.era così ovvio.ero ansiosa di rivederla.stranamente eccitata dall’ idea di vedere se e quanto fosse cambiata.nel trovarmela davanti un sorriso mi squarciò in due il volto.lei era esattamente come l’ultima volta che l’avevo vista.di una bellezza indomabile e del tutto imperfetta. i capelli rossi le cadevano sulle spalle disegnando buffi cerchi imperfetti .Gli occhi azzurri erano lucidi per il freddo.le sue labbra carnose e leggermente screpolate si mossero disegnando un ghigno tenerissimo che si allargava a vista d’occhio facendosi strada tra una miriade di lentiggini.se ne stava stretta in un cappottane grigio ed in una sciarpa dello stesso colore.quando tirò fuori le mani dalle tasche per abbracciarmi io mi avvicinai a lei e le avvolsi le braccia attorno alla schiena.”finalmente”mi disse.risposi stringendo la presa e stampandole un bacio sulla guancia gelata.la feci accomodare in cucina e mi misi a preparare un caffè.lei mi scrutò da cima a piedi.poi schiarendosi la voce disse: “cavolo Meli stai una merda!ma cos’hai?” mi fermai all’improvviso.i miei occhi fino a quel momento colmi di gioia si spensero nuovamente.mi sedetti davanti a lei e scoppiai in un pianto rumoroso.le raccontai tutto.senza censurarmi.tirai fuori tutta la rabbia.la delusione.la tristezza. Senza pensare a che idea si sarebbe fatta di me.lei mi ascoltava con l’espressione di una mamma annuendo.quando vide le mie mani tremare me le afferrò e le strinse forte forte tra le sue.non disse una parola.mi lasciò parlare senza mai interrompermi.per la prima volta sentivo di aver detto tutta la verità su quella macchia che mi si stava allargando sul cuore.poi quando il caffè iniziò a gorgheggiare si alzò in piedi.lo versò in due tazzine e le posò sul tavolo.si sedette al mio fianco e mi guardò dritta negli occhi.mi asciugò le lacrime con un dito e mi disse che aveva capito tutto.poi mi abbracciò.non mi chiese nulla.sentii la lana del suo maglione accarezzarmi il viso.leccandomi le lacrime che erano riuscite ad arrivarmi sulle labbra le portai una mano sul viso e la ringraziai.i suoi occhi si fecero nuovamente umidi.anche se in casa non c’era un alito di vento.bevemmo il caffè chiacchierando di quanto era successo nei mesi che ci avevano viste lontane.parlammo di noi.capii di aver trovato qualcosa di magnifico.risi per la prima volta dopo mesi ricordando la gita ad Atene dell’ultimo anno.mi sentii bella.e compresa.rimanemmo insieme per tre ore.e per tutto quel tempo non pensai al mio cuore scheggiato.forse lei era la cura al mio male di vivere.prima di andare via mi abbracciò e mi chiese se avessi da fare il giorno seguente. -Cazzo quanto desideravo che mi facesse quella domanda!-.le risposi di no e lei mettendosi la sciarpa mi disse che sarebbe passata da me subito dopo pranzo.annuii educatamente e la salutai.

 

 

 

 

 

Quella notte le mie pene si alternarono alla gioie della serata appena trascorsa.un istante prima di addormentarmi non mi sentii totalmente sola per la prima volta dopo un infinità di giorni.un po’ di seta cadde sulla mia notte di ferro e capii che quella era la prima buonanotte dei miei giorni neri.

 

 

 

 

 

8.

 

 

Sara venne il giorno seguente.e quello dopo ancora.e quello dopo.e quello dopo.in un susseguirsi di primi albori e crepuscoli la nostra amicizia divenne più forte che mai.le nostre vite si legarono così intimamente da non lasciare spazio a nessun altro.trascorremmo ore intere ad ascoltare musica.facemmo incontrare i nostri timpani con i velvet underground,con David Bowie,con il dolce fastidio di Morrisey,con i gemiti dei Cranberries,con la dolce rabbia di Ani DiFranco,ballammo il tango di Roxanne fingendo sensualità.leggemmo pagine e pagine di memorie altrui.sotto alle nostre mani passarono Lewis Caroll,J.t.Leroy,Irvine Welsh,Dostoevskji,James Mattew Barrie Ammaniti,Jonathan Coe,Isabella Santacroce e Chun Shu.piangemmo e ridemmo all’unisono.come se le nostre essenze si fossero amalgamate in un unico essere perfetto.la mia fragilità era compensata dalla sua forza.la sua razionalità dalla mia inarrestabile capacità di sognare.quando il ricordo del mio amore passato mi assaliva lei agganciava il sole e le stelle con una corda di diamante e me li regalava per farmi sorridere.smisi di punirmi.mi trascinò fuori di casa stringendomi la mano.scacciando tutto quello che mi avrebbe potuto ferire.mi protesse dall’odio che provavo nei miei confronti. comprò un narciso e me lo mise tra i capelli perché dessi un nuovo significato a quei fiori.passò ore a pettinarmi.con la pazienza di una geisha.incastonò affetto tra le mie sofferenze che giorno dopo giorno sembrarono affievolirsi sempre più.

 

 

indivisibili.questo eravamo diventate.era la prima voce che ascoltavo al mattino e l’ultima che mi cullava alla sera.la mia vita era ora colma di lei.e la sua di me.sarei riuscita a tracciare una mappa dei suoi pensieri anche se non me ne avesse parlato.vivevamo in perfetta sintonia.se una farfalla batteva le ali vicino ai suoi occhi sul mio naso si posava della polvere.se il suo sonno era disturbato.io non riuscivo a riposare.Se lei aveva voglia di gridare.le mie corde vibravano fino a sanguinare.

 

 

 

 

 

 Non esistevano ombre quando lei era con me.la sua voce era la porta di casa.i suoi capelli il letto di un amante.il suo respiro musica.imparai a vivere nuovamente al suo fianco.

 

 

Sincronizzando gioie e dolori

 

 

9.

 

 

Il giorno del mio compleanno mi svegliò molto presto strusciandomi un pacchetto regalo sotto al naso.mi baciò la fronte e mi disse “Buon Compleanno Meli” mia madre interruppe quel momento di magica tenerezza abbracciandomi.e baciandomi la fronte.mi disse che la colazione era pronta ed io annuii sorridendo.Mi stropicciai gli occhi e quando scorsi lo sguardo divertito di Sara davanti alla mia faccia assonnata mi portai le mani al viso e scoppiai in una risata imbarazzata.”beh?!non lo vuoi il tuo regalo?” disse con voce severa.”certo che lo voglio!” risposi strappandole quel cubo ricoperto da carta rosso fuoco e con una coccarda blu dalle mani.lo agitai vicino al mio orecchio e storcendo la bocca domandai cosa fosse.”se non lo apri ho paura che non lo saprai mai” mi disse ridendo.lo scartai con movenze ingorde.tolto l’ incarto mi trovai davanti ad una scatola nera con una scritta d’orata che diceva “Doodles” sul coperchio.la aprii lentamente e vi guardai dentro.il cuore mi saltò in gola.la mano di un manichino stringeva un biglietto ed un ciondolo in argento a forma di ditale.prima ancora di ringraziarla agguantai il biglietto e vi lanciai gli occhi

 

 

 

 

 

"Ti darò un bacio, se vuoi" disse allora per consolarlo, ma Peter aveva dimenticato cosa fossero i baci.
"Grazie" disse, e le porse la mano aspettando che lei ci mettesse qualcosa.
Maimie trasecolò, ma capì che non poteva dargli una spiegazione senza mortificarlo, e così, con squisita delicatezza, gli dette un ditale che aveva in tasca, facendo finta che fosse un bacio. Povero Peter! Lui ci credette, e da quel giorno porta sempre quel ditale infilato al dito.”

 

 

JM Barrie.

tanti auguri tesoro

 

 

 

 

 

La guardai dritta negli occhi e trattenendo la commozione la abbracciai con tutta la forza che avevo in corpo.la ringraziai un infinità di volte e lei non rispose mai.Quando mi mise la catenina al collo io corsi davanti allo specchio del bagno per vedere come mi stava.era perfetta.”da oggi”le dissi guardandomi riflessa “porterò il tuo bacio sempre con me.la nostra amicizia mi seguirà ovunque” lei mi si avvicinò.mi posò le labbra sulla guancia e sussurrò di sbrigarmi perché dovevamo andare all’università e,dopo,avrebbe dovuto portarmi in un posto.Mi infilai una maglietta nera,dei pantaloni a scacchi ed una felpona fucsia.poi indossai le mia scarpe da ginnastica bianco sporco e lasciandomi pettinare da Sara come da rito mi passai il pennellino del kajal tutto intorno agli occhi.Era da un eternità che non mi sentivo così bella.andammo in cucina e dopo aver ricevuto una tazza di caffè fumante,un cornetto al cioccolato ed un infinità di coccole da mia madre uscimmo dirette verso quella che si prospettava come la migliore giornata della mia vita.

 

 

Dopo due ore di agonia-filosofia medievale e moderna uscii dall’aula e trovai Sara impaziente di accompagnarmi a vedere la seconda parte del suo regalo.tra le sue felidi si leggeva l’ agitazione e l’ euforia di un bambino che aspettava i suoi genitori per andare al luna park.mi afferrò per un braccio e correndo mi portò in macchina.Evitai di chiederle dove mi stesse conducendo.mi sembrava una domanda idiota visto che era una sorpresa.accesi la radio ed abbassai il finestrino finché potevo.la voce di Patti Smith usciva dalle casse.si mescolava alle nostre e si lanciava fuori dalla ka verde acqua.il vento mi tirava i capelli e mi appannava le iridi.Ero incredibilmente felice.non c’è altro modo per descrivere quello che provavo.Quando arrivammo davanti ad un rudere nei pressi di via della magliana lei parcheggiò e togliendosi la cintura di sicurezza mi disse che eravamo arrivate.

 

 

Scesi sospettosa facendo sbattere lo sportello della macchina alle mie spalle aspettai che mi superasse e poi iniziai a seguirla.tirò fuori un mazzo di chiavi dalla tasca del cappottone grigio e ne infilò una nella toppa di un portone fatiscente che si aprì stridendo.una piccola nuvola di polvere si alzò da terra.Sara entrò invitandomi a fare lo stesso.quando attraversai la soglia un sorriso commosso mi si stampò sul volto.nel bel mezzo di un camerone vuoto c’era un telo bianco posato a terra con una bottiglia di vino rosso nel mezzo.tre candele ed una torta ancora incartata.dalle finestre impolverate filtrava una luce delicata che mi avvolse come l’abbraccio di una nonna.Sara accese le candele e mi disse.”Ancora auguri tesoro.non ho trovato i bicchieri ma il resto del mio regalo è tutto qui!”.mi sedetti al suo fianco e,dopo aver scartato la torta vi ficcai un dito dentro per rubarvi un po’ di panna e me lo portai alla bocca.Un ora e mezza dopo ci addormentammo dentro a quel rudere.completamente ubriache e con la pancia piena di zucchero.

 

 

 

 

 

Dove sei stata per tutto questo tempo?perché non mi hai trovata prima?

 

 

Se avessi saputo che avevi tutta la mia felicità ti sarei venuta a cercare.

 

 

Se avessi saputo quanto sarebbe stata bella la mia vita insieme a te ti avrei rapita e portata in questo posto un miliardo di anni fa.quando non ero ancora nessuno.quando non ero nemmeno un desiderio.

 

 

10.

 

 

A farmi spalancare gli occhi fu la suoneria del cellulare.mia madre mi chiese se avessi intenzione di mangiare a casa.risposi di si mascherando la voce assonnata.poi svegliai Sara dandole piccole pacche sulla spalla.la prima luna bussava sui vetri delle finestre.la luce delle candele era annegata nella cera che colando aveva sporcato il telo di rosso.guardai una truppa di formiche affamate dirigersi verso i resti di torta.

 

 

Abbandonammo quel luogo senza mettere a posto.salimmo in macchina sbadigliando ed in un silenzio che sapeva ancora di onirismo tornammo a casa.

 

 

Domandai a Sara se voleva rimanere a dormire da me.lei accettò.

 

 

Eravamo sfinite.stremate dalla spensieratezza della giornata appena trascorsa.avevamo ancora il sonno sulle palpebre quando ci sedemmo a tavola.mangiammo pochissimo. Mentimmo a mia madre dicendole che avevamo studiato fino a tardi.non volevamo condividere quei ricordi con nessun altro.spensi altre candeline.mandai giù altro glucosio ed altro alcol ascoltando imbarazzata la voce del mio unico genitore raccontare alla mia più grande amica di quanto fossi cresciuta in fretta.di quanto fosse stato difficile per entrambe andare avanti dopo la morte di papà ma anche di come infondo ce la fossimo sempre cavata a meraviglia.Sara ascoltava annuendo persa in un interesse cortese.

 

 

Quando mia madre se ne andò a dormire la salutai teneramente e proposi a Sara di imitarla.

 

 

Ci sdraiammo dentro ad un letto troppo piccolo per entrambe.ad occhi chiusi mettemmo le nostre teste una davanti all’altra.potevo sentire il suo respiro sulla mia bocca e sulle mie guance.chiusi gli occhi e la strinsi a me.per un istante sprofondammo in un silenzio immobile.sentii il suo profumo entrarmi dentro e posai le mie labbra sulle sue.come spiegare il potere di un cuore che accelera i suoi battiti nella mia bocca.sulla mia lingua.tra le mie mani? Ci abbracciammo senza mai smettere di baciarci. Un miliardo di domande mi invasero. Cosa stavo facendo? Perché lo stavo facendo?e per quale cazzo di motivo mi piaceva tanto? Perché non riuscivo a staccarmi? Il suo respiro mi si posava sulle orecchie vestendo il mio corpo di brividi. “giurami che tra di noi non cambierà nulla” sussurrai “certo.”rispose.mentimmo entrambe. Sapevamo benissimo che niente sarebbe stato uguale a prima. Ero affamata di qualcosa che non avevo mai assaggiato. Le mie mani scorrevano sui suoi fianchi.sulle sue gambe.sul suo viso troppo liscio per essere quello di un amante.sui suoi capelli che mi si annodavano intorno alle dita.sul suo sesso.senza remore. Senza limiti.le nostre lingue si accarezzarono con violenta dolcezza.mi sentivo appagata e pentita.avevo tinto il mio cuore di un rosso torbido.ci stringemmo le mani.misi i miei piedi freddi vicino ai suoi.”ti voglio bene” mi disse. Il mio cuore si aprì singhiozzando.le dissi di avere paura.di non sapere il perché di tutto quello che stava accadendo.mi chiese di lasciarmi andare. E lo feci.Innalzandomi verso il più sublime degli empirei.

 

 

 

 

 

La notte passò.Sognai Parche ciniche e crudeli agitarmi forbici affilate davanti agli occhi.sognai Sara distesa tra le mie braccia.occhi di plastica.come quelli delle bambole.

 

 

Ripensai ad una frase letta sul libro di filosofia “solo dal caos può nascere una stella”.un raggio di sole sciolse i miei dubbi di ghiaccio.

 

 

 

 

 

11.

 

 

Il mattino seguente mi diede il buongiorno baciandomi sulle labbra.come se fosse la cosa più normale del mondo.ero imbarazzatissima ma sentivo di non dover scappare.le risposi sorridendo lasciandola lontana da ogni mio turbamento.disse che doveva tornare a casa.che ci saremmo viste quella stessa sera per andare alla festa di una compagna d’università.le chiesi cosa dovevo mettermi ma non ascoltai la sua risposta.la accompagnai alla porta e la baciai nuovamente.

 

 

Dallo spioncino la vidi scendere le scale grondante felicità.sorrisi pensandola serena.

 

 

Davanti allo specchio iniziai a pensare all’accaduto.le mie labbra erano ancora gonfie.sulla mia pelle sentivo ancora il peso delle sue mani.Cos’ero diventata?perché lo avevo fatto?stavo confondendo una grande amicizia con qualcosa di più?avevo il suo viso marchiato a fuoco sulle iridi.non ero pentita.ero sconvolta.una serie incredibile di pensieri sconnessi mi venne alla mente.il periodo del liceo.il giorno dell’attacco di panico.quello in cui le aprii il mio cuore.la prima volta che leggemmo insieme “alice nel paese delle meraviglie”.il biglietto che accompagnava il mio regalo di compleanno.il sapore dei suoi gemiti.cazzo.avevo ancora voglia di baciarla.mi accarezzai la bocca dolcemente abbassando lo sguardo.ogni volta che il suo ricordo mi vestiva di palpiti stringevo il ciondolo a forma di ditale come a voler trattenere quella sensazione.lo facevo inconsciamente.senza dare alcuna importanza a quel gesto.mi avvicinai alla vasca da bagno ed aprii l’acqua calda.la osservai inondare la ceramica azzurra appannando lo specchio.mi spogliai e mi immersi lasciando solo metà testa in superficie.

 

 

Desiderai con tutta me stessa di averla al mio fianco in quel momento.Sentii la sua voce chiedermi di amarla.capii che volevo farlo.

 

 

Non stavo facendo nulla di sbagliato infondo.chi mai ne avrebbe sofferto?Ora che avevamo spalancato una nuova porta che senso avrebbe avuto richiuderla?decisi di smetterla di farmi domande.sorrisi spingendo la testa sott’acqua accompagnata dal suo ricordo.

 

 

In quel preciso istante divenni regina.padrona assoluta dei miei sentimenti.mi cullai nella certezza di aver preso la decisione più giusta.desiderai che arrivasse presto la sera per poterla rivedere.per sapere se anche lei avesse fatto la mia stessa scelta o se,al contrario, il suo cuore fosse indietreggiato voltandosi davanti a quello che ci era accaduto.ebbi paura.tremai davanti alla possibilità di averla persa per sempre.misi a tacere le mie inquietudini ricordando il buon giorno e l’alone di gioia che la circondava scendendo le scale.

 

 

 

 

 

Incredibile come la vita a volte prenda strade inaspettate.e come i più inattesi cambiamenti spesso ci appaiano inevitabili una volta superato lo sgomento.

 

 

Lasciai annegare tutti i pensieri che ostacolavano il suo ricordo.

 

 

Noi.eravamo tutto quello che desideravo.

 

 

 

 

 

12.

 

 

Prima della festa parlammo a lungo di quello che sarebbe stato il nostro futuro.quando le dissi che non avevo intenzione di tornare indietro si illuminò.la guardai guidarmi dritta verso la nostra prima notte da amanti.nascoste nel buio di un sentimento che nessuno avrebbe capito sfrecciammo per le strade del centro.un segreto ci legava.uno in più.eravamo naufragate in paradiso.avremmo indossato una maschera davanti al resto del mondo.ce la saremmo tolta a vicenda solo quando saremmo state pronte per farlo.aveva il mio sguardo puntato addosso.sulla fronte.sulla punta del naso.sulle orecchie.sulle mani.era uguale a prima e nello stesso tempo completamente diversa.le nostre vite si erano intrecciate come i colli di due cigni innamorati.una stella mi nacque nel cuore quando si girò sorridendo.posai una mano sulla sua mentre il vento entrando dal finestrino ci abbracciava turbinosamente.

 

 

Avevo deciso di vivere tutto senza pormi domande.non avevo chiuso la mia testa in un cassetto me l’ero solo messa dentro al cuore.

 

 

“a cosa pensi?” mi chiese.”penso che voglio viverti.che non mi interessa se non riuscirò mai a capire cosa mi ha fatto scegliere di donarmi a te.l’unica cosa che conta è che tu mi sia accanto.penso che il nostro rapporto non è cambiato.si è evoluto.penso che non siamo solo amiche o solo amanti.siamo un ibrido di entrambe le cose ed è questo che ci rende uniche.penso che ti voglio.e che non capisco come mai ci abbia messo tanto a capirlo.”

 

 

Accostò la macchina e dopo essersi guardata intorno mi baciò ad occhi aperti.il vento smise di soffiare.il cielo si riempii di bolle di sapone.ero piena di miele.lo succhiavo da lei.ebbi un giramento di testa perdendomi tra le sue dita affusolate.quando le nostre labbra si staccarono misi la mia fronte sulla sua e chiusi le palpebre.”andiamo” le dissi.”già” rispose.

 

 

Quando arrivammo alla festa le casse stavano lasciando nell’aria le note di “Because the night”.la stessa canzone che avevamo ascoltato il giorno prima.quando non sapevo ancora di volerla.ballammo bevendo champagne.sulle mie dita si consumarono un infinità di sigarette.sulle mie labbra morirono un miliardo di baci prima ancora di nascere.

 

 

Parlammo con pseudoamici e conoscenti fingendo che non fosse cambiato nulla ma ogni volta che potevamo i nostri sguardi si tingevano di muta complicità.

 

 

Ero eccitata al pensiero che nessuno lì dentro sapesse quale strada avesse preso la mia vita.mi faceva sentire la padrona di un tesoro di cui nessuno conosceva l’esistenza.

 

 

Le luci colorate ci illuminavano il viso a ritmo di musica.avevo i bassi che mi facevano pulsare le vene.abbandonammo quel luogo prima che il sole sorgesse e ci dirigemmo verso casa.

 

 

Prima di darci la buonanotte quell’automobile divenne il punto fermo dell’universo.Mi consumai tra le sue braccia.appesa alle sue labbra.i miei vestiti si dipinsero di lei.viaggiammo senza mai muoverci veramente.divenne il mio tappeto volante.avevo in corpo l’eccitazione delle prime ore di un innamoramento e la costante sicurezza di un amicizia capace di spostare montagne e di superare oceani.

 

 

Salutai la mia nuova certezza quando il cielo si bagnò di zaffiri e latte.

 

 

 

 

 

Quella mattina il sole sorse solo per me.per mostrarmi quanto bella fosse quando il suo viso era illuminato.per farmi capire che stavo facendo la cosa giusta.

 

 

Mi parve di sentire un bambino ridere.quando mi resi conto che era il mio cuore a gioire capii di amarla.

 

 

13.

 

 

Quando ero piccola giocavo spesso con un bambino che nessun altro poteva vedere.non gli avevo dato un nome.non ce n’era mai stato bisogno perché ogni volta che mi sentivo sola lui accorreva.quasi riuscisse a leggere i miei bisogni.passavamo pomeriggi interi a bere latte caldo e a guardare la televisione.si posava sulla mia testa e divorava tutti i miei brutti pensieri.non sapeva parlare.ed era per questo che mi piaceva tanto.tolte le parole un uomo ha meno possibilità di sbagliare.di ferire.di deludere.andavo a dormire schiacciandomi da una lato del letto per fargli posto.lui si accucciava al mio fianco e mi faceva addormentare legandomi piccole nuvole sui capelli.quando mi svegliavo coprendo con il mio corpicino tutto il materasso avevo il terrore di averlo schiacciato.di averlo ucciso o di averlo cacciato involontariamente con i miei movimenti sgraziati.ero terrorizzata dall’idea di averlo fatto offendere fino al punto di non volermi più venire a trovare.spesso piangevo pensando di aver smarrito quell’amico così fedele.ma lui continuò a tornare fino al giorno in cui papà morì.ricordo di averlo aspettato a lungo nei giorni che seguirono quel tragico episodio.ricordo di aver desiderato con tutta me stessa che ricomparisse anche solo per un istante.volevo chiedergli dove si recasse tutte le notti.ero smaniosa di sapere perché avesse deciso di lasciarmi proprio quando avevo più bisogno di lui.ero terribilmente incazzata.battevo i piedi a terra frignando.ogni volta che mi mancava strillavo tutte le parolacce che conoscevo sperando che mi sentisse e che offeso a morte tornasse indietro.anche solo per maltrattarmi.

 

 

Gli anni passarono ed io non lo vidi mai più.crebbi lasciando che il tempo cancellasse il suo ricordo dalla mia mente.tutt’oggi se qualcuno me lo chiedesse non saprei descriverlo.

 

 

Fino a qualche tempo fa continuavo a chiedermi dove scomparisse ogni volta che Morfeo mi rapiva.perché non rimanesse mai con me per tutta la notte.ero sicura che non sarei mai riuscita a dare una risposta a questo mio dubbio puerile.

 

 

 

 

 

Ma oggi so dov’è che si rifugiava.vagava per il mondo cercando chi avrebbe preso le sue veci una volta che non fosse più riuscito a rendermi serena.

 

 

Ha continuato la sua ricerca per dieci anni senza mai fermarsi.fino a che ti ha trovata.

 

 

Dormi al mio fianco Sara.perché non c’è nessun altro da cercare.

 

 

Tu sei quanto di più aderente al mio cuore esista.

 

 

 

 

 

14.

 

 

Con lei al mio fianco trascorsi mesi di clandestina gioia.le ore,come spesso accade quando si è felici,corsero così velocemente da lasciarci appena il tempo di capire che i nostri sentimenti si stavano facendo sempre più forti.ci amammo intensamente.mi scoprii terribilmente gelosa.più di quanto non lo fossi stata in passato.quando le mie storie convenzionali mi trascinavano verso l’oblio.io ero il suo dolce tormento.lei la mia continua fonte di certezze.facemmo l’amore fino alla prostrazione dei sensi.imparai il suo corpo a memoria insegnandole il mio.mi addormentavo su di lei e mi svegliavo al suo fianco.i suoi seni erano piccole colline da cui osservare albe e tramonti.il suo corpo candido divenne la mia mecca.mi concedetti.corpo ed anima.

 

 

Spartimmo momenti di gioia e di dolore.confidenze che solo due amiche possono farsi.intimità che solo due amanti sanno donarsi.giorno dopo giorno crebbe in noi la certezza di aver trovato la porta dell’eden.

 

 

La osservai scoprendo i suoi difetti.mostrandole i miei.la vidi amare tutto ciò che di sbagliato c’era in me seguendola.

 

 

I nostri occhi danzavano al ritmo di musiche sconosciute.ma incredibilmente familiari.

 

 

Avevo un dolce segreto in corpo.come una futura mamma nascondevo il pensiero di lei dentro il mio ventre.nelle mia vene.nella mia testa.

 

 

Ero nata nuovamente sotto le sue ali.lei era la cura per ogni pena.litigammo spesso osservando il nostro amore crescere sempre di più.

 

 

Non sentii mai il bisogno di confidarmi con nessuno perché gli istanti di incontenibile felicità che la nostra storia mi regalava non meritavano di morire sotto a sguardi idioti colmi di pregiudizi e stupide risatine.

 

 

Non  parlammo mai di questo.mi convinsi che anche lei la pensasse come me.

 

 

Quando venne Natale trascorremmo giornate intere ad osservare bambini curiosi girare per le bancarelle di Piazza Navona in cerca di qualche dolce o giocattolo da farsi comprare dai genitori.sorridevamo pensando che fino a qualche tempo prima anche noi avevamo le stesse ,innocenti brame.

 

 

Il nostro futuro era il nostro presente.Sapevamo entrambe che presto sarebbero arrivati i problemi.che di li a poco avremmo dovuto dire a tutti che eravamo legate da qualcosa di più d’una semplice amicizia.rimandai quegli istanti finchè potei lasciandomi cullare dalla sua gioia di vivere.la sentivo abitare in me.visse in ogni cosa che mi circondava.ovunque andassi qualcosa mi sussurrava il suo nome.il colore dei capelli d’una sconosciuta.il suo profumo.un oggetto che avevo visto nella sua stanza.una strada percorsa insieme.la vetrina di un negozio di peluches su cui ci eravamo soffermate un infinità di volte.il gusto del gelato al cioccolato.l’odore della pioggia.quello della rugiada.

 

 

 

 

 

Ci scambiammo i cuori.Condannando a morte tutto il male che ci circondava.

 

 

Mi sentii protetta come una piuma in un batuffolo d’ovatta.

 

 

Gocce di latte su zollette di zucchero.

 

 

Divenne mia madre.mia sorella.la mia amante.la mia peggior amica.la mia miglior nemica.divenne tutto.mentre io mi trasformavo in un piacevole nulla.

 

 

 

 

 

15.

 

 

Un giorno mi portò a vedere la mostra di una fotografa Inglese.guardai quegli scatti estasiata.immagini che sembravano esser state scattate dentro di me.tutto in quello stanzone bianco raccontava qualcosa che non sapevo e che amavo ascoltare.osservai tutte quelle foto stringendo la mano di Sara fino a quando,un istante prima di uscire da quel luogo,mi resi conto che dei ragazzi ci stavano osservando divertiti.ci indicavano sghignazzando.mi sentii umiliata.credetti di sentirli deridere il nostro amore.prendere a calci il mio cuore.la mia coscienza si macchiò di colpe che non avevo.sfilai con violenza la mano da quella di Sara senza darle spiegazioni.lei mi guardò diffidente.poi voltandosi verso la matrice del mio malumore comprese. provò a mettere un braccio intorno alle mie spalle senza dire una parola ma gettando gli occhi a terra mi allontanai.sentii il suo cuore scheggiarsi.Mi odiai.ero una vigliacca.una stronza.una troia.macchiavo di dolore la mia più grande gioia per paura di qualche sordido stronzetto.divenni di ghiaccio.il suo sguardo mi evitò per tutto il resto della giornata.le sue labbra si chiusero.non c’era niente da dire.lei aveva ragione ed io torto.

 

 

Capii che per tutto quel tempo avrebbe voluto gridare al mondo che ci amavamo.e che non l’aveva fatto solo per non crearmi preoccupazioni.

 

 

Da quel giorno qualcosa si ruppe.

 

 

La colpa non era di un mondo incapace di comprendere che non c’era nulla di sbagliato.o di torbido in un rapporto come il nostro.né di Sara che era riuscita a vivermi con la normalità che qualsiasi amore merita.

 

 

La colpa era mia.ero io la prima ad essere piena di pregiudizi.ero io che provavo vergogna per quello che mi rendeva felice.che amavo temendo che gli altri se ne accorgessero.che pensavo di essere una persona migliore.Quando in realtà non ero diversa da tutti quelli che mi circondavano.

 

 

 

 

 

Prima di salutarla qualcosa in me mi spingeva a chiederle scusa.a dirle che non sarebbe mai più successa una cosa del genere.che l’amavo e sapevo che in quello che c’era tra noi non esisteva nulla di cui vergognarsi.ma mi trattenni.perché mentirle?cosa mi avrebbe dato la certezza che sarei riuscita a superare quel momento?la baciai sentendola algida sotto alle mie labbra e corsi a casa.

 

 

16.

 

 

Nei giorni che seguirono Sara divenne l’Artide.provai con tutte mie le forze a sciogliere quel muro di ghiaccio che ci stava dividendo senza ottenere grandi risultati.l’avevo ferita.non c’era bisogno che me lo dicesse.avevo fatto del male alla persona che mi aveva resa libera.ogni mio gesto la stizziva.avevo paura di quello che le abitava la testa.stava pensando di lasciarmi?come avrei potuto fargliene una colpa?l’avrei persa per sempre?ogni volta che pensavo alla mia vita senza di lei il gambo di una rosa mi stringeva il cuore.davanti a lei fingevo che non fosse cambiato nulla.provai a mentirmi convincendomi che presto avrebbe dimenticato.ma sapevo benissimo che non sarebbe stato così semplice.le ore passavano lente colme della sua assenza.era diventata il promemoria della mia inettitudine.ogni istante vissuto insieme veniva diluito da interminabili silenzi.smettemmo di fare l’amore.avrei voluto dirle che mi mancava sentire il suo corpo freddo premere contro il mio.avrei voluto sussurrarle che il pensiero di averla ancora tra le mie braccia mi tormentava.che mi mancava la nostra intimità.ma che a mancarmi era ancora di più il suo sorriso.guardare le sue labbra tagliarle il viso in due.inumidirle gli occhi.disegnarle piccole linee intorno alle palpebre e ai bordi della bocca.osservare le sue felidi venire assorbite da quel gesto.

 

 

Vedere come l’avevo ridotta mi faceva morire.Non potevo parlarle di quello che era accaduto perché infondo non c’era nulla da dire.non avevo giustificazioni.avrei solo peggiorato la mia situazione.

 

 

Un giorno mentre camminavamo per lungotevere la vidi piangere.in silenzio.mi fermai di colpo.lei continuò a camminare.le chiesi cosa avesse.lei non rispose.conoscevo bene il motivo del suo malessere ma volevo che me lo dicesse.avrei preferito che si girasse verso di me con l’odio stampato sul volto.avrei preferito che mi insultasse dicendomi che non meritavo di stare con lei.che l’unica cosa che meritavo era di starmene da sola.che ero cattiva.e stupida.che si sentiva presa in giro.avrei voluto che mi picchiasse.avrei desiderato essere punita.perché non meritavo altro.l’acqua del Tevere sotto di me.un cielo di piombo sulla mia testa.

 

 

Quel giorno temetti d’aver perso tutto.

 

 

Tornai a casa da sola.sapendo che era giunto il momento di chiarire quella situazione.perché avrei preferito perderla sapendola felice piuttosto che tenerla stretta a me in quelle condizioni.piansi lacrime velenose quella notte.ricordo che mi sentii prosciugare.sentivo la sconfitta inumidirmi le guance.

 

 

Non avrei potuto prometterle nulla.ero ancora troppo spaventata per uscire allo scoperto e lei non poteva più attendere.

 

 

Accesi lo stereo ed inserii il primo cd che mi toccò le dita.un pianoforte iniziò a suonare riempiendomi le orecchie di malinconia.la voce di Elisa invase la stanza.

 

 

 

 

 

I can't go on
And keep on keep on crying inside and blame destiny
That I need to know
That you'll come back to me
In my arms
Oh you'll come backto me
Back to me

 

 

Alzai il telefono e la chiamai.le chiesi di vederla.accettò.quando attaccai capii di essere nuovamente sola.ma questa volta la colpa era solo mia.

 

 

 

 

 

17.

 

 

Fu un saluto fugace.le lacrime non fecero in tempo ad uscirmi dagli occhi.mi si fermarono sul cuore.le dissi tutto.che non potevo cambiare.non ora.che sapevo di non meritare l’amore che era disposta a darmi.ci salutammo abbracciandoci.riconobbi il sapore dell’addio.mi disse che sarebbe andata all’università.si voltò allontanandosi.

 

 

La pioggia iniziò a bagnare i sampietrini della mia città.il cielo si oscurò mimetizzandosi con il mio umore.

 

 

Arrivata davanti a casa mi fermai.

 

 

Non potevo permettere che finisse così.no.lei era il colore che mancava all’arcobaleno.era tutto quello di cui avevo bisogno.

 

 

Corsi regalando il mio fiato al vento.corsi lasciando uno strascico di lacrime al mio seguito.ero stata un idiota.sentii i piedi sanguinarmi salendo sull’autobus.asciugai la mia fronte bagnata di pioggia e sudore.una coppia davanti a me iniziò a baciarsi.l’espressione affranta di Sara mi macchio la vista.cosa avevo fatto?

 

 

Scesi davanti all’entrata della sua facoltà.presi fiato mentre la pioggia si infittiva.

 

 

 

 

 

Aspettami amore mio.non scappare.

 

 

Camminai con le mie gambe.per la prima volta in vita mia.corsi cercandola tra porticati austeri.quando la vidi ebbi un sussulto.era sempre stata così bella?

 

 

 

 

 

18.

 

 

Gridai il suo nome in mezzo ad una folla umida.lo gridai così forte da lasciare che la mia voce vagasse in quel luogo anche quando bocca era ormai serrata.i capelli mi pesavano sulla fronte.dalle mie labbra il freddo lasciava uscire piccole nuvole grigie.lei si voltò.di scatto lasciando che lo stupore le colorasse il volto.mi avvicinai camminando.dodici passi ci separavano.dodici passi per trovarmi di fronte al mio futuro.dodici passi per sfanculizzare tutto quello che mi faceva paura.dodici passi per capire che senza di lei non sarei mai riuscita a volare.quando arrivai ad un millimetro dal suo viso le sussurrai “scusami.ti prego scusami”.le strinsi una mano e la baciai.sorrise.un miliardo di sguardi affamati ci si appiccicarono addosso.occhi crudeli.curiosi.occhi increduli. Sdegnati.occhi invidiosi. non me ne fregava un cazzo.respiravo attraverso la sua bocca.sorrisi anch’io dicendole che l’amavo.tutto scomparve attorno a noi.ai nostri corpi bagnati.alla nostra voglia d’amare.la metà della gente che ci avrebbe giudicato non sarebbe mai riuscita a capire l’intensità del sentimento che ci legava.potevo essere chiunque per il resto del mondo.una lesbica.una pervertita.una cogliona.come spiegargli che per la prima volta ero semplicemente me stessa?

 

 

Continuammo a baciarci per vite intere.l’idiozia di chi non voleva capire non faceva che allungare ancora di più la durata di quel bacio.le sue labbra sapevano di libertà.le nostre maschere caddero frantumandosi a terra.le pioggia sciolse i loro frammenti

 

 

 

 

 

Per troppo tempo avevo scelto di non vedere.all’improvviso capii che mi ero sempre presa in giro.finalmente l’avevo trovata.e questa volta non ci sarebbero stati errori.era lei la superficie liscia delle cose.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Che strano sentiero ho seguito per trovare il mio cuore”

 

 

Dostoevsky


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venerdì, 31 marzo 2006

to die.to be really dead that must be glorious

Come Isabelle Adjani tendo il collo.come Klaus Kinsky apro le fauci.sono preda e predatore.uccido e mi lascio uccidere.in bilico tra un continuo amore per me stesso ed un intermittente odio per quello che potrei diventare.

Una domanda che ultimamente mi pongo di frequente è: "se non fossi in me vorrei davvero conoscermi?"molto spesso mi rispondo di si con tono deciso e questo alimenta la mia autostima.un sorriso mi taglia in due il viso e mi sento in qualche modo appagato.ma ci sono giorni in cui n riesco a dare una risposta convinta a questa stupida domanda.ed inizio a pensare che forse mi stancherei di me dopo un po e che se è vero che all'inizio rimarrei affascinato dalla maschera con cui mi presento al mondo poi rimarrei annoiato e deluso da ciò che vi celo.perchè,diciamoci la verità,nessuno al mondo è interessante come vuole far vedere.e nessuno è in grado di essere attraente come quando è in maschera.è quando il gap tra ciò che si è e ciò che si mostra diventa imbarazzante che la situazione si fa problematica.a che pro fingersi un Dio quando prima o poi si dovrà ammettere di essere un servo?è per questo che da un po di tempo ho bruciato tutta la merda che usavo per fingermi qualcunaltro ed ho iniziato a lottare per diventare ciò che voglio essere.me stesso.con tutti i pro ed i contro che questo comporterà.un ventenne come tanti e che come tanti ha un infinità di cose da dire.

perchè rubando le parole ad Almodovar "uno è tanto più autentico quanto più somiglia all'immagine che ha di se stesso"

ho tolto il braccialetto che avevo in comune con A.non aveva piu senso tenerlo.era una costrizione idiota.l'unica cosa che mi legava ad un passato che non deve tornare.il simbolo di un fallimento.che nutriva giorno dopo giorno solo il peggio che c'è in me.


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lunedì, 27 marzo 2006

Pensiero Stupendo

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è la mia meravigliosa capacità di darmi scuse.alibi e forza.è questo che mi ha fatto nascere il sorriso.nessuno ha il diritto di trattarmi come una troia.crede di avermi usato?le mie espressioni compiaciute gli faranno credere il contrario.basta dubbi e lacrime per chi non merita di vedermi triste.scivolo in un perverso autocompiacimento.il mio pensiero stupendo.cancello fotogramma dopo fotogramma ciò che è accaduto in quella macchina e lascio il ricordo di me re dei miei sensi.di me che ho avuto quello che desideravo.lui può anche andarsene a fanculo.gli passo davanti con aria indifferente.i miei occhi si posano solo per un istante sulle sue mani poi si legano alle sue iridi.sorrido beffardo e saluto.ora puoi morire bastardo.vorrei saltargli al collo e staccargli la carotide con i denti ma mi limito ad un ambiguo saluto.me ne vado senza voltarmi.è la mia medicina.dopo una notte di ammonimenti la rivincita.mi allontano stringendo le mie medaglie.

credi di avermi usato?non sai quanto ti sbagli amore.in quella macchina ho goduto anch'io.forse più di te.l'unica cosa che ci differenzia è che io ho un anima ed un orgoglio.ogni mio sorriso rovesciato ne è la dimostrazione.non avrai mai tanto potere da distruggere il mio ipertrofico ego.se vuoi giocare io sono pronto.ma baro.perchè è l'unico modo che conosco per farti male.e te ne farò tanto.credimi.


postato da: PsychoNaif alle ore 18:42 | link | commenti (4)
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domenica, 26 marzo 2006

Sarebbe stato semplicemente un brutto sabato.trascorso con pochi intimi e molti  esterni in un locale indiano.e terminato fin troppo presto.Sarei andato a dormire scoglionato ma mantenendo dignità ed uno stato d'animo decente.ed invece ho rovinato tutto.bruciando in una macchina parcheggiata vicino casa mia con il mio ex.un amplesso squallido.senza trasporto.odio tradire.odio farlo senza sentimento.odio farlo sentendomi un ninfomane.Il sesso peggiore che abbia mai fatto.che mi ha lasciato l'amaro sul cuore.dovrei smetterla di vedere A.perchè è evidente che la storia dell'amicizia è solo un enorme mascherata ma sono un sentimentale e mi è sempre risultato difficile chiudere i rapporti tanto più se la persona con cui dovrei tagliare i ponti è un ex che ho amato.desiderato.con cui ho condiviso passione.risate.abbracci e tenerezze.i ricordi,ho sentito dire da qualche parte,sono quel che resta degli imperi;ed io non so quanto voglio dimenticare il nostro.Sono scosso.rattristato.vorrei gridare e battere i pugni contro un muro.ma taccio.ingoiando tutto il nero che l'altra notte è nato sulla mia lingua.presto passerà continuo a ripetermi e spero sia così perchè non ricordo di essere mai stato così male.


postato da: PsychoNaif alle ore 12:35 | link | commenti (3)
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venerdì, 24 marzo 2006

Club Kids culture is not dead

[aridateceerglitter!]

E' da quasi un anno che sono fortemente attratto dalla cultura dei Club Kids:un gruppo di ragazzi e di ragazze capeggiati da Michael Alig che vide l'apice del successo nei primi anni 90 a New York:non facevano nulla di speciale.in realtà l'unica cosa che gli serviva per raggiungere la fama era esistere e quindi apparire.nel modo più provocatorio possibile.da qui labbra laccate.costumi psichedelici.musica elettronica.paillettes.droghe e sesso libero.i Club Kids erano la quint'essenza del Glamour,della libertà di pensiero [o di non-pensiero] e soprattutto della decadenza di quei valori che fino a quel momento erano stati alla base della società americana.Non avevano aspirazioni se non quella di essere ritenuti favolosi.vivevano senza prospettive.nutrendosi di luci al neon ed acidi.Il trionfo del kitsh,della dissolutezza,dell'esagerazione che portarono in un mondo che sembrava,dopo la morte di Andy Warhol,voler scivolare in un grigiore sintetico e totalmente insapore mi affascina.ho letto molto sull'argomento.ho visto film e documentari.e più ne venivo a sapere più mi convincevo che se ne avessi avuto la possibilità probabilmente sarei stato uno di loro.Nel 1996 Mr.Alig divenuto ormai una star del circuito mondano Newyorkese ed un risaputo tossicodipendente uccide il suo spacciatore.il suo arresto segna il declino di quel mondo Glamoholic.processi e disintossicazioni prendono il posto di lustrini e glitter.per le strade iniziano a scomparire piume e psichedelia,lentamente cessano le bloodfeast ed i rave a base d'eccessi.In pochi sopravvivono al decesso dei Club Kids [Amanda Lepore -in foto- famoso transessuale e modella feticcio di David Lachapelle,David Lachapelle affermato fotografo e Keoky ex amante di Michael Alig ed affermato dj di musica elettronica].nei lavori di ognuno di essi si sente il malinconico eco di quel periodo.ognuno di loro afferma a modo suo che la Club Kids culture non è morta.che si è solo assopita e che presto si risveglierà.

come si suol dire:la speranza è l'ultima a morire.[ed ho fatto anche la rima tiè]

un video di David Lachapelle che ha come protagonista Amanda Lepore e le cui musiche sono state mixate da Dj Keoky: http://www.amandaleporeonline.com/gallery/02/20.html


postato da: PsychoNaif alle ore 16:59 | link | commenti (7)
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